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 LA LINEA GIUSTA, un racconto di Bruno Cotronei

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MessaggioTitolo: LA LINEA GIUSTA, un racconto di Bruno Cotronei   Gio Mar 15, 2012 1:00 pm

La voce insinuante, modulata, punteggiata di strilletti piacevoli, di controtempi imitanti strumenti musicali con effetti a volte addirittura esaltanti penetra attraverso l'infisso sconnesso dal legno di infima qualità, dalla ferramenta sottile, non dissimile da quelli della palazzina ad Ercolano, ma qui una buona mano di pittura è stata diligentemente, quasi con amore, stesa e lo ricopre dandogli un minimo di dignità, e l'ottone è stato lucidato e scintilla nella penombra della stanza dal pavimento brillante di cera, dai mobili modesti, ma tenuti con cura.
Le poltroncine tappezzate con un'allegra stoffa di cretonne a fiori, la stessa usata per le tende che pendono ordinatamente dagli anelli infilati nel bastone di noce, illegiadriscono l'ambiente dalla spessa muratura e le immagini di santi e della Madonna sotto le campane di vetro trasmettono un senso di calore, di sicurezza da sempre cercati nella sua casa.

Dondola il capo ritmicamente e la mano non può fare a meno di segnare il tempo della musica, della canzone, della voce di Lucio Dalla. Gli piace quell'ometto dalla barba folta, dal baschetto rievocante salgariami bucanieri, ma non riesce a comprendere il significato delle parole che canta. Voglio un chilo di pane e un fiasco di vino, le do iin cambio il bambino che ho in più...m'è passata la fame...quanto costa una mela? Costa un sacco di botte. Se mi faccio picchiare un pochino la darete al bambino, se la metterà in testa...così lei con le frecce si potrà divertire...Tutte le sere il padre e il figlio si tenevano per mano e poi nella notte senza suoni e nostalgia s'incontravano con gli altri nella via a guardare quella stella là...e poi di corsa fino alla ferrovia dove al lume di candela passava un treno a vela, ringhiando sbuffando. Bimbo non piangere più. Il bambino ora dorme mentre il padre sfinito gli fa aria con un dito...S'è svegliato il bambino...Ma ha la larvata impressione che facciano al caso suo, a cose inconsciamente volute, ad affetti mai avuti. Si parla di un figlio e di un padre, un padre che lo tiene per mano, che si sacrifica per lui, che si fa picchiare per lui, che lo veglia, è così? Quanto lo ha desiderato!
Dietro la porta sente la mamma di Gilda muoversi silenziosamente per la casa, preparare il pranzo per i figli, il marito e anche per lui, Aristarco junior che sposerà Gilda ed ormai è divenuto uno di loro, di quella famiglia dove c'è amore, rispetto, moralità.
Nessuno, nella casa popolare che guarda l'intrico dei binari della sottostante ferrovia, si prende gioco di lui. Tutt'altro, lo aiutano, lo consigliano, chiedono il suo parere, gli prestano attenzione e s'aggirano cauti per non disturbare il suo arrovellarsi sui testi per il concorso alle Poste, dove il suocero e i futuri cognati e Gilda stessa lavorano da tempo. Non è un medico, un professore, il suocero, bensì un modesto portalettere. Non hanno parenti dottori, però sanno guidare un giovane. No, non si sente un minorato psichico qui, ma un uomo normale. Nessuno lo zittisce quando parla, nessuno lo tratta come un deficiente, nessuno lo turba, nessuno devia le naturali tendenze ad una vita normale, nessuno si comporta come il padre che il destino gli ha assegnato.
Ora è morto. Come l'ha odiato, quell'uomo forte solo nella famiglia, o meglio solo con i figli, perchè i fratelli, i cognati lo hanno dominato e anche maltrattato e la moglie l'ha tradito, si sapeva. E lui, Aristarco junior, non si è scandalizzato, ma ne è stato quasi felice. Per anni al suo dover andare alla carica con le donne, affrettarsi per non perdere il momento buono quando doveva essere un ragazzo come gli altri, ha pensato di ucciderlo. Sì, eliminare l'essere immondo che doveva chiamare papà e che l'aveva reso infelice, complessato e con continui assillanti dubbi sulle sue tendenze, sul suo cervello. Ma Gilda l'ha salvato, ha intuito tutto e, tenace ed intelligente com'è, l'ha praticamente trascinato via da Ercolano ed ora lo spinge al concorso, al posto modesto ma sicuro, ad un'esistenza da uomo, da futuro padre che di giorno in giorno sviluppa fra quei muri solidi, fra gli affetti sani da dove nell'intrico dei binari liggiù somigliante al caos della casa paterna, sa ormai distinguere la linea giusta, la via diritta che lo condurrà alla stazione luminosa priva di lordure.
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